Capo Peloro 

Un mare antico, pescoso e profondo, popolato di miti e leggende, di correnti e venti, di feluche e luntru. 
Benvenuti a Capo Peloro, propaggine estrema della Sicilia orientale, punto limite in cui la Sicilia comincia e finisce, cuspide di terra che si allunga verso la penisola italiana in uno degli scenari più belli al mondo. 
Una lunga striscia di azzurro al centro del Mediterraneo racchiusa tra due coste, vicine l'una all'altra quasi a dialogare tra loro, ma condannate in eterno alla separazione. 
Da Cariddi a Scilla, dall'isola alla penisola, corrono tre chilometri di mare blu cobalto sempre in braccio alle correnti più sfrenate e ai venti ora caldi e umidi ora freddi e secchi. 
E' il punto in cui lo Stretto è più "stretto", quello in cui si incontrano e si mescolano il mar Ionio e il mar Tirreno, ma anche il sito strategico per la sosta e la nidificazione di molti uccelli migratori provenienti dall'Africa e in viaggio verso il Nord Europa. 
Qui le due coste si fronteggiano come due eserciti pronti ad avanzare. Poi, come se un comando dall'alto intimasse il dietro-front, eccole ritirarsi, scostarsi come al passaggio di un corteo e fare avanzare quel magma azzurro in tutta la sua imponenza. 
L'aria ha un sapore aspro e dolce, che sa di pescespada e di neonata, di miti e di mostri, di ingarbugliate correnti e di relitti sommersi. Qui Ulisse smarrì una parte della ciurma ingoiata dal mostro Cariddi, qui nasce la leggenda del pescatore Colapesce condannato a reggere una delle tre colonne sommerse dell'isola. Qui si materializza il miraggio della Fata Morgana e il mito di Scilla e Cariddi raccontato da Omero e da Virgilio, qui si rinnova ogni anno il rito millenario della caccia al pescespada. 
Milioni di imbarcazioni fin dall'antichità hanno navigato in questo tratto di mare dalla singolare forma ad imbuto, la cui estremità è costituita dai tre chilometri intercorrenti fra Capo Peloro e Torre Cavallo, e a sud dai 16 chilometri tra Capo d'Alì e Punta Pellaro in Calabria, che corrispondono alla parte più ampia dell'antico Fretum siculum.