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E' ormai nota in tutto il mondo, l'importanza dello Stretto di Messina per centinaia di migliaia di uccelli migratori che due volte l'anno, affrontano viaggi a volte di oltre 7000 km di sola andata, da e per l'Africa. Il volo migratorio è irto di pericoli e insidie di ogni genere. Dalla improvvisa tempesta di sabbia nel Sahara alla tramontana gelida e di altre latitudini che spesso fanno collidere con ostacoli di ogni genere questi coraggiosi migratori. Un forte vento impedisce loro di evitare un muro, un pilone, una strada, un'onda e l'impatto è spesso fatale. A ciò si aggiunga la fame e la sete: indeboliti dalla fatica, molti uccelli diventano facile vittima di predatori in agguato, oppure muoiono di inedia. La scomparsa di molte zone umide lungo le rotte migratorie, diminuisce le probabilità di sopravvivenza, Queste zone sono le più ricche di nutrienti e offrono cibo anche a specie di altri habitat che si fermano per rifocillarsi.

Capita così di vedere, in zone umide, uccelli tipici di bosco o di zone rocciose, in cerca di prezioso cibo. Tra una zona umida e l'altra, vi sono spesso centinaia di km senza cibo e l'inedia pone fine al viaggio.
In questo contesto di immensa fatica di centinaia di uccelli che transitano lungo la rotta migratoria dello Stretto di Messina, una delle tre più importanti d'Europa, la laguna di Capo Peloro è per molti di essi la salvezza e la speranza che il viaggio possa proseguire. Ma non sono solo i laghi ad essere importanti. Anche la costa e i margi superstiti, assediati da case e discariche, hanno analoga importanza. Centinaia di pispole, prispoloni, cutrettole, upupe, stiaccini, saltimpali, ballerine bianche e ballerine gialle, fratini, pantane, pettegole, chiurli, cavalieri d'Italia, allodole e tantissime altre specie, prima di attraversare l'ultimo braccio di mare che li separa dai territori di nidificazione del nord Europa (in primavera) si fermano sulla spiaggia di Faro, in cerca di un insetto per riprendere le energie perdute. Viceversa, da nord verso sud, in autunno, è punto obbligato di sosta dopo lo sforzo della traversata e il sorvolo di interi territori privi di zone umide idonee.
Tutto l'ecosistema della laguna di Capo Peloro va dunque salvaguardato per garantire a questi uccelli appartenenti a oltre 312 specie diverse, la possibilità di superare lo sforzo, la fatica e riuscire quindi a raggiungere la meta.
Anna Giordano, WWF Sicilia
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