Il mare di Capo Peloro

Lo Stretto di Messina è stato definito il paradiso degli zoologi e un grande laboratorio naturalistico. Il primo ad esplorarlo fu Jacques Piccard nel 1979 con il Forel, il motoscafo, da lui progettato, con cui scese fino a 500 metri di profondità svelando un mondo affascinante fino allora sconosciuto, e una flora e una fauna di sicuro interesse scientifico. 
Le acque dello Stretto sono, infatti, particolarmente ricche di vita sommersa, popolate di vertebrati e invertebrati e costantemente ripulite dalle mareggiate che trascinano acqua dal mare Jonio al mar Tirreno in continui riflussi. Ciò contribuisce a trasportare plancton, a ripulire le acque da elementi inquinanti e a impedire la formazione di sedimento. Per questo i raggi solari penetrano senza alcune difficoltà fino a trenta metri rendendo queste acque sempre limpide e trasparenti. 
La foresta di gorgonie rosse e gialle (Paramuricea clavata) è una delle rarità del mare racchiuso tra Scilla e Cariddi. Ma nello Stretto si trovano anche foreste di laminariali (Laminaria ochroleuca), di Saccorziha polyschides e di idro-corallo Errina Aspera. Ciò che è più singolare è che la convivenza tra specie diverse, come la stella serpentina Ophiactis Balli tipica dei fiordi norvegesi e il granchio peloso Pilumnus hirtellus, tipico delle Azzorre. In questi fondali, tra i più ricchi del Mediterraneo, si ritrovano anche i grandi pelagici come gli squali spesso avvistati dai pescatori di Ganzirri e di Torre Faro e le mante. E, oltre ai delfini, ai tonni e ai pescespada si registra anche il passaggio di molti cetacei, che come tutti i mammiferi hanno la singolarità di comunicare tra loro tramite l'emissione di singolari suoni.