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La ninfa Pelorias
Col termine Peloro, Pelorias o Peloris viene chiamato il promontorio della Sicilia che si allunga naturalmente verso la costa calabrese.
L'aggettivo deriva dal greco "enorme" o "ingente" e serviva un tempo anche ad indicare gli spaventosi fenomeni di vortici e gorghi localizzati nello Stretto e raffigurati in antichitą con i mostri Scilla e Cariddi.
Pur tuttavia, Capo Peloro deve il suo nome anche alla dea Peloria, una ninfa che compare nella monetazione antica della cittą di Messina ad attestare un culto diffuso per la ninfa Pelorias a partire dall'VIII sec. a.C..
Negli anni 412-408 a.C. Messana conia tre serie in oro in cui viene raffigurata sul diritto della moneta la testa di Pelorias, rivolta a sinistra con i capelli arrotolati sulla nuca trattenuti da una coroncina di foglie di canne e, sul rovescio, ora un cavallo sormontato da un tridente, ora il guerriero Pheraimon, ora un tridente, considerato un attributo specifico di Pelorias.
La testa di Pelorias che ricopia l'Aretusa dei decadrammi di limone ed Euainctos rappresenta la personificazione del territorio difeso dal guerriero Pheraimon, figlio di Eolo che avrebbe regnato col fratello Androcle sulle coste settentrionale della Sicilia.

La coppia Pelorias e Pheraimon si presta ad una particolare lettura simbolica, quella degli amanti. La somiglianza iconografica tra Pelorias e Kora/Persefone evidenzia, infatti, la doppia natura di Pelorias, da una parte simbolo della rinascita e dunque madre, dall'altra figlia e quindi anche sposa di Pheraimon.
Da questo punto di vista Pelorias e Pheraimon potrebbero essere considerati i progenitori dei Giganti Mata e Grifone, vale a dire gli avi dei fondatori e protettori di Messina, portati in processione in occasione del mezz'agosto messinese. Il collegamento tra Pelorias e i Giganti avrebbe una conferma nella tesi dello studioso F. Vian secondo cui i Giganti sono i geni dei passi e degli stretti, vale a dire coloro che regnano al limitare della terra e del mare e possono occupare catene montuose e divenire in tal modo terrestri.
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