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Capo Peloro rivestì un ruolo fondamentale nell'antichità per la misurazione della lunghezza della Sicilia. Numerosi geografi e storici si occuparono di calcolare il periplo dell'isola, utilizzando come unità di misura ora lo stadio, ora il miglio e sommando tutte le coste dell'isola.
Per calcolare tale lunghezza gli studiosi divisero la Sicilia in tre parti, corrispondenti alle sue tre estremità: la parte settentrionale (da Capo Peloro a Capo Lilibeo), quella meridionale (da Capo Lilibeo a Capo Passero) e, quella orientale (da Capo Peloro a Capo Passero).
Dalla somma delle tre distanze ottennero il periplo dell'isola che Diodoro calcolò in 4360 stadi, Posidonio in 4400 stadi, Plinio in 556 miglia, Tolomeo in 595 miglia, Strabone in 615 miglia e al Edrisi in 900 miglia.
I geografi utilizzarono dunque ora il miglio ora lo stadio, ma alcuni errori nelle trascrizioni dai testi antichi non consentono oggi di stabilire l'esatta equivalenza con le misure attuali.
In particolare, il geografo arabo Al Edrisi nel suo viaggio intorno al Regno di Federico II della Sicilia nel 1154 scrisse che "l'isola è triangolare: il suo lato orientale da Messina alla Giazirat al-Arnad si estende per duecento miglia; da quest'ultima a Trapani corrono quattrocentocinquanta miglia (sic) e formano la costa meridionale; il terzo lato da Trapani al Faro ha una lunghezza di duecentocinquanta miglia".
Oggi si sa con certezza che lo sviluppo complessivo delle coste siciliane supera i 1000 chilometri di lunghezza.
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