Il Pescespada

Fin dalla notte dei tempi le comunità rivierasche messinesi hanno dato la caccia al pescespada nelle acque dello Stretto. Una battaglia drammatica e appassionante, comunque sempre giocata ad armi pari e basata sull'arguzia e sulla velocità.
Omero, Polibio, Stradone, Plinio il Vecchio ne hanno lasciato descrizioni dettagliate. Il Gallo negli "Annali della Città di Messina" la definì "marittima caccia", Costanzo, nella sua " Messina città nobilissima" scrisse "oltra il primato delle anguille del Faro,e del pesce Spada celebratissimo da Strabone, e ne' tempi andati, et ne' moderni tenuto in grande stima per la sua salubrità, delicatezza, oltra del diletto, che si prende nel modo della sua pescagione".
In realtà, la caccia al più illustre abitante dello Stretto è rimasta fedele a rituali antichissimi, e viene effettuata ancora a bordo di caratteristiche barche appartenenti alla tradizione marinara messinese, e chiamate feluche. Le prime ad andare a pesca del pescespada furono le cosiddette "luntru". Nere e velocissime erano piccole imbarcazioni che inseguivano e catturavano il pesce dopo l'avvistamento da parte delle grandi feluche. Oggi queste ultime, lunghe circa 50 centimetri, hanno totalmente sostituito i luntru e da sole compiono l'una e l'altra delle operazioni. Anche se dotate di motore, continuano ad avere un'antenna (ntinna o fareri) posta al centro della barca su cui si sistema l'avvistatore o farirotu, e una passerella simile ad un ponte su cui si posiziona il fiocinatore o lanzatore. Il primo è incaricato di avvistare l'arrivo del pescespada, il secondo di colpirlo anche a distanza, quando non affiora in superficie. 
Quando viene ucciso la ciurma ringrazia San Marco binidittu e una volta issato in barca i pescatori eseguono la cardata da cruci, un'incisione sulle branchie del pesce come segno di rispetto. 
Oggi come un tempo i pescatori di Scilla e Cariddi si dividono lo Stretto in cosiddette "poste" e una miriade di feluche, da maggio a settembre, dall'una all'altra sponda si contende la caccia al temibile xiphias gladius, per continuare quel millenario duello tra uomini e pescespada.
Il pescespada, da secoli elemento tipico della cucina messinese, viene cucinato "a ghiotta"; come "braciole", o a "bagnomaria".